Sala 3 – Il tofet

Museo Archeologico Ferruccio Barreca, Sala 3

La terza sala è dedicata all’area sacra del tofet, un’area sacra a cielo aperto, dotata di recinti, altari e sacelli, ubicata alle spalle dell’attuale museo. Sulla roccia trachitica naturale, che caratterizza la zona, e sul terreno venivano deposte le urne contenenti le ceneri di bambini nati morti o deceduti prematuramente, i quali venivano cremati e spesso accompagnati da un’offerta funeraria, perlopiù agnelli e volatili anch’essi incinerati. Il tofet costituiva un’area sacra e funeraria dedicata a coloro che non possedevano ancora un’identità sociale definita e, pertanto, venivano riconsegnati alla divinità poiché bisognosi di particolari protezioni e rituali.

All’interno delle vetrine vengono esposti i contenitori utilizzati come urne cinerarie, in massima parte riconducibili a pentole da cucina, la cui varietà formale risulta con maggiore evidenza nei livelli più antichi dell’area, databili tra la metà dell’VIII e la metà del VII sec. a.C.

All’interno del cinerario venivano spesso inserite, insieme alle ossa cremate del piccolo defunto, le ceneri di volatili o agnelli, unite a piccoli amuleti con valore apotropaico (volti di sileno, il dio Bes, Iside, conchiglie, la mano che fa le fiche, etc.). Le deposizioni degli infanti erano, in alcuni casi, accompagnate da un vero e proprio corredo che riproponeva, in forma miniaturistica, le fattezze delle stesse urne o di altri repertori, quali lucerne, calici e patere. Particolari rinvenimenti, presenti sia all’interno delle urne che adiacenti ad esse, sono costituiti da teste di mazza di fattura indigena, schegge di ossidiana e ritagli di piombo.

A seguito della conquista cartaginese dell’isola, nello scorcio del VI sec. a.C., ha inizio nel tofet di Sulky la deposizione delle stele, la cui funzione era legata ai rituali praticati dalla famiglia del piccolo defunto. Infatti, attraverso le offerte alla divinità, i genitori del bambino richiedevano la grazia di una nuova nascita, le stele, spesso recanti iscrizioni di gratitudine, testimoniano il ringraziamento da parte della famiglia del defunto agli dei Tanit e Baal Hammon per averli benedetti attraverso una nuova discendenza.

La produzione litica del centro sulcitano, compresa tra il VI e il I sec. a.C., ha assunto nel corso dei secoli caratteri artigianali peculiari, rivelando la propria originalità e la capacità di recepire e rielaborare gli influssi tipicamente punici e gli elementi distintivi della koinè artistico-culturale di età ellenistica.