Necropoli e Acropoli

LA NECROPOLI PUNICA DI SULKY

Se le testimonianze funerarie della Sulky fenicia sono molto limitate a causa della sovrapposizione della cittadina moderna, la monumentalità e l’estensione di quelle del periodo punico raccontano molto bene la floridezza dell’insediamento a partire dal VI secolo a.C.

Gli spazi abitativi in questi secoli continuano a svilupparsi alle spalle dell’area costiera, fondamentale per le attività economiche del sito, ed erano cinti ad ovest e a sud da un grande impianto funerario. L’area al momento del suo massimo sviluppo doveva avere una superficie di circa 10 ettari ed oltre un migliaio di ipogei. Attualmente ne conosciamo tre settori, forse in parte uniti progressivamente in epoca antica. Uno era ubicato al di sotto della Basilica di Sant’Antioco Martire e riutilizzato come complesso catacombale. Il secondo, posto sul versante occidentale del colle di Castello, è stato riadattato per scopi abitativi dagli abitanti della moderna Sant’Antioco.

Il terzo è situato presso la località Is Pirixeddus, sottratto all’urbanizzazione contemporanea. Da qui proviene la maggioranza delle nostre conoscenze sulla necropoli punica sulcitana, grazie all’indagine di oltre cinquanta ipogei. In epoca romana l’urbanistica doveva in parte ricalcare quella precedente: il pendio orientale della collina continua a rappresentare il fulcro abitativo mentre, oltre alla stessa necropoli di Is Pirixeddus, altri nuclei funerari sono stati individuati in differenti aree dell’attuale città con un’ampia estensione a sud. Gli ipogei sono degli spazi sotterranei scavati adattando la loro disposizione e il loro orientamento alla conformazione naturale della roccia.

Aperture rettangolari ricavate nella riolite grigio chiara conducono ad alti dromoi, dei “corridoi” scalinati di discesa alla camera funeraria sotterranea, fulcro del rituale di passaggio. L’ambiente ipogeo era di norma una stanza di forma quadrata o trapezoidale, strutturata come spazio unitario o dotata di tramezzo o pilastro centrale che divide la camera in due grandi e distinti spazi. Le pareti erano di norma dotate di nicchie rettangolari, in rari casi invece sono attestate articolazioni architettoniche peculiari, con sarcofagi scavati nella roccia oppure inconsuete camere multiple.

Il defunto inumato veniva calato nella camera e adagiato su un sarcofago o su una semplice tavola lignea, accompagnato da oggetti che lo condurranno ritualmente nell’aldilà, adagiati presso i piedi, la testa, sul coperchio del sarcofago o nelle nicchie delle pareti.

Al termine delle cerimonie per la deposizione, la camera veniva sigillata generalmente con un portellone di pietra o con dei mattoni crudi per essere riaperta periodicamente. All’esterno del sepolcro venivano celebrati rituali post mortem attraverso la rottura rituale di vasetti portaunguenti o doppie patere nel dromos, forse per attenuare le esalazioni della morte.

Gli ipogei potevano ospitare al loro interno un numero variabile di individui, riconducibili a gruppi familiari o socialmente vincolati, deposti per numerose generazioni con un utilizzo continuativo delle camere della morte per più secoli.

ACROPOLI

L’acropoli di Sant’Antioco è uno spazio ai margini della città antica, occupata da un complesso nuragico fra l’Età del Bronzo e il primo Ferro, verrà destinata ad uso funerario nel periodo punico. Una funzione religiosa venne ipotizzata per un edificio, forse punico, situato sotto il Forte Sabaudo, successivamente interpretato come torre.

Tra l’età romana repubblicana e la prima età imperiale (verosimilmente II secolo a.C.- I secolo d.C.) l’area è interessata dalla presenza di un luogo di culto, parzialmente scoperto a partire dagli anni Cinquanta. Dell’edificio si possono intuire due spazi quadrangolari affiancati nella parte più eminente, uno interessato dallo stradello moderno, e un altro sottostante, in parte porticato. Probabilmente il colonnato circondava lo spazio sacro più elevato sui tre lati, per questo è stato definito un tempio pseudo-periptero sine postico, il quale conferiva monumentalità a quest’area ubicata in posizione dominante sulla laguna e a cui si accedeva da oriente, attraverso un sistema di rampe a cui si possono riferire anche le statue dei leoni rinvenute presso l’area dell’anfiteatro.

Il pavimento del porticato presenta un cocciopesto ornato a punteggiato regolare e a losanghe bianche. Sotto e accanto ad esso residuano due importanti strutture idriche: una cisterna del tipo a bagnarola, sottostante il pavimento, e una “a bottiglia”, interamente scavata nella roccia. L’edificazione del tempio è stata attribuita al fervore economico e culturale della città nel periodo in cui furono attivi i mercatores italici, commercianti di origine laziale portatori di nuovi modelli architettonici di origine romana.